Musulmani Razionalisti

rashid

Questo sito nasce con l’intento di introdurre in ambito italiano il pensiero di alcuni celebri studiosi musulmani che si sono sforzati di proporre un’ interpretazione delle fonti islamiche che si distaccasse dal cieco dogmatismo e che si basasse piuttosto su di una contestualizzazione storica, culturale e sociale di queste stesse fonti.

Per troppo tempo tali pensatori sono stati posti a margine per lasciare invece spazio a un tradizionalismo dogmatico ormai sterile e inadatto ad affrontare le sfide della modernità.

Le basi del pensiero riformista di Muhammad Abduh (vero fondatore del pensiero salafita, che è ben diverso da quello distorto dai suoi successori e giunto fino ad oggi) si fondavano sull’idea che religione e ragione fossero complementari e che non vi fosse contraddizione tra scienza e religione.

Attribuì la stagnazione della società islamica al taqlid (cieca imitazione)  e si convinse che la trasformazione della società musulmana dipendesse da una reinterpretazione dell’Islam ed alla sua applicazione attraverso riforme educative e sociale. I precetti coranici dovrebbero essere adattati alla realtà moderna.

Egli distinse tra il nucleo fondamentale dell’Islam e i suoi aspetti esteriori che non sono altro che l’applicazione di quei principi fondamentali ai bisogni di una particolare società. Abduh fu inoltre molto critico nei confronti della mancanza di opportunità educative per le donne e degli effetti deleteri della poligamia.

Nasr Hamid Abu Zayd basò il proprio metodo interpretativo su un approccio storico ermeneutico secondo cui il  Corano è un testo e, in quanto tale, implica una precisa linguistica e storicità; ciò significa che un libro sacro è il prodotto di un determinato contesto storico, sociale e culturale e deve dunque essere messo in relazione a una certa realtà sociale, politica e antropologica.

Mohamed Arkoun sostenne la necessità di una nuova lettura del Corano che si basasse sulle moderne scienze umane come linguistica, sociologia, psicologia, antropologia e storia.

L’approccio al testo sacro deve tenere conto del suo aspetto e contesto storico, come pure che è esso inserito in un più ampio divenire storico.

Mahmoud Mohamed Taha, nella sua principale opera “Il Secondo Messaggio dell’Islam”, illustrò come il Corano contenga due distinti messaggi: il primo, rivelato a Medina, deve essere contestualizzato all’epoca della comunità medinese, di stampo dogmatico.

Il secondo messaggio è invece presente nella parte meccana si fonda su valori religiosi ed etici universali senza distinzioni religiose, sociali o di genere.

Abdullahi Ahmed An Naim, allievo di Taha, si concentra principalmente sul tema dei diritti umani nell’Islam e come adeguarlo ai valori derivanti dalla democrazia, il liberalismo e i diritti naturali.

Egli denuncia radicalmente l’inadeguatezza della Sunnah e della Shariah proponendone una profonda e totale revisione.

Fazlur Rahman ritenne fosse fondamentale rivedere l’Islam e rivalutarne il rapporto con il mondo moderno a partire dal Corano. Il nuovo approccio si basava su uno studio complessivo e tematico del testo evitando di isolarne i singoli versetti.

Il Corano è in primis un testo storico nel quale sono presenti direttive morali e dogmatiche di valore universale le quali devono però essere dedotte e astratte dalle circostanze particolari illustratevi per poi essere applicate a un determinato contesto sociale.

Il pensiero di Abdolkarim Soroush, prende il via dalla separazione tra religione e conoscenza religiosa: la prima dogmatica ed immutabile; la seconda in costante cambiamento.

Pertanto la conoscenza religiosa si evolve e si trasforma col passare dei tempi e così si modifica anche la pratica religiosa, mentre il nucleo fondamentale della religione rimane identico.

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